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10 marzo 2013 - Rassegna Zona Franca

Zona franca, fiscalità di vantaggio per creare sviluppo

Critiche alle iniziative della giunta Cappellacci: «Crea false aspettative».

Paolo Maninchedda, sardista e convinto indipendentista, vorrebbe che la zona franca diventasse realtà e per questo non condivide il tipo di attivismo e soprattutto gli atti compiuti dalla Regione. «Vorrei concorrere a realizzare davvero la zona franca e farla diventare uno dei momenti del cambiare tutto in profondità ma per cambiare tutto non bisogna fare casino. Il disordine è il modo migliore per cambiare tutto ma non l’essenziale, cioè per candidare coloro che sono già forti a diventarlo ancora di più divenendo i rappresentanti del cambiamento fittizio».

Nei giorni scorsi la Nuova ha pubblicato le posizioni delle imprese riportando le voci degli industriali, degli artigiani, dei commercianti tutti d’accordo su un principio: l’attuale sistema fiscale prevede la compartecipazione per la Regione sui tributi: «Se abbiamo i nove decimi dell’Iva», si sono chiesti, «è utile rinunciarvi per una zona franca di dubbia operatività»? E questo sapendo che l’Iva riscossa va a pagare buona parte dei conti in rosso della sanità.

«Non si tratta di essere contro o a favore della zona franca», spiega Francesca Barracciu, consigliere regionale del Pd, «il problema è capire due cose: se si può fare - e la strada scelta dalla giunta non è percorribile - e poi se conviene. Nel bilancio della Regione ci sono circa due miliardi e mezzo di entrate con le quali paghiamo i conti e facciamo gli investimenti. Dobbiamo chiederci se possiamo rinunciarci».

La questione è economica ma anche decisamente politica partendo dalle leggi e, nel caso specifico, lo Statuto che prevede solo l’istituzione dei punti franchi. Cappellacci è andato oltre quelle norme, secondo Maninchedda, ilquale chiarisce: «Intervengo solo ora perché vedo che anche le istituzioni si sono messe a giocare pur di capitanare con la retorica e non con la politica di governo un movimento di opinione che si sta formando sulla zona franca». Barracciu esplode un’autentica bordata sulla giunta: «Il presidente Cappellacci ha alimentato false aspettative».

Lo Statuto fa riferimento alla zona franca doganale e quindi si rifà alle disposizioni del Codice doganale europeo. Questo crea due problemi: 1) può essere solo lo Stato (e non l’iniziativa della Regione) a delimitare l’area del territorio individuata; 2) se ci fosse una zona franca integrale tra gli effetti immediati non si potrebbe costruire nemmeno una casetta in campagna senza il via libera dell’autorità doganale; e con la burocrazia imperante sarebbero dolori. Diverso è il caso della fiscalità di vantaggio, uno dei punti ambiti da qualsiasi impresa. Dal punto di vista comunitario l’introduzione di fiscalità di vantaggio - ricorda Maninchedda - in un determinato territorio europeo è considerato aiuto di stato. Una fiscalità quindi tutta da concordare con le istituzioni europee. In realtà, prima di muoversi con lo Stato e l’Ue, la Regione dovrebbe avere chiaro il progetto: la zona franca può funzionare solo all’interno di un piano di sviluppo e magari con una revisione del sistema fiscale. Altrimenti è inutile illudersi di non dover pagare più le tasse o di poter disporre del carburante a prezzo dimezzato. La zona franca non è il paese dei balocchi.

«Ci vorrebbe una Regione unita, competente e autorevole», afferma Paolo Maninchedda, «che desse attuazione a quanto fu scritto nella risoluzione della Commissione Autonomia e la Sardegna avrebbe le sue zone franche doganali, utili come starter di un processo e la sua fiscalità di vantaggio, magari iscritta proprio in quelle zone».

In Italia gli unici esempi di zone franche sono quelli di Livigno e Campione d’Italia. La Valle d’Aosta che, a differenza della Sardegna con i punti franchi, ha nel proprio Statuto la possibilità di arrivare alla zona franca vi ha rinunciato. E in cambio ha ottenuto una serie di vantaggi che ne hanno fatto una delle regioni più assistite d’Italia.

Alfredo Franchini

 

Articolo tratto dal quotidiano La Nuova Sardegna


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